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Corso di Fotografia a Torino

Incorso di fotografia, fotografia, lezioni, studio fotografico, tecnica, Torino su febbraio 24, 2012 a 4:50 pm

GLI OBIETTIVI FOTOGRAFICI DIFFERENZA TRA GRANDANGOLO, NORMALE, TELEOBIETTIVO

 

La lunghezza focale

Ciò che distingue un obiettivo da un altro è principalmente la sua lunghezza focale, un parametro che si esprime in millimetri.

Al crescere della lunghezza focale ( teleobiettivo) diminuisce l’ampiezza del campo inquadrato ed aumenta, di conseguenza, l’ingrandimento del soggetto (in parole povere, l’elemento inquadrato sembra “avvicinarsi”) , quindi, all’ opposto più corta è la focale, ( grandangolare) maggiore è l’angolo di campo ripreso.

Gli obiettivi si classificano in base al loro angolo di campo ma anche in base alla loro lunghezza focale. La focale è la distanza che c’è dall’obbiettivo alla pellicola quando l’obbiettivo è regolato per l’infinito. Normalmente un obbiettivo è composto da molte lenti e quindi non si riesce a misurare la distanza focale e ci si deve fidare di quello che dichiara la ditta costruttrice.

In ogni caso gli obiettivi possono essere classificati in tre tipi differenti: normale, grandangolo e teleobiettivo

Un corredo di obiettivi comprende un vasto numero di ottiche, dalle più comuni a quelle più specialistiche; quanto più è vasto il corredo, tanto maggiore è la possibilità di adeguarsi alle varie situazioni di ripresa. Una caratteristica fondamentale delle fotocamere reflex hanno in comune è che esse offrono la possibilità di cambiare gli obiettivi montando, di volta in volta, quello che meglio serve allo scopo del fotografo. Questa caratteristica non è condivisa dalle cosiddette macchine compatte, le quali sono leggere, comode, facili da usare, ma più limitate nelle prestazioni.Comunque tutti gli obiettivi hanno in comune alcune cose

Il sistema di messa a fuoco che serve a regolare l’obiettivo in modo tale che la scena inquadrata sia nitida sulla pellicola o sul sensore. La messa fuoco può essere manuale oppure automatica: nel primo caso si ruota manualmente una ghiera che muove in avanti o indietro i gruppi ottici; raggiunta la massima nitidezza, Nel secondo caso al movimento delle lenti provvede un motore elettrico miniaturizzato, inserito nella fotocamera o, direttamente, nell’obiettivo.

Ogni obiettivo è caratterizzato da una minima distanza di messa a fuoco; al di sotto di questa distanza non è possibile ottenere fotografie nitide. Il valore di questa distanza in genere è superiore nelle ottiche tele rispetto a quelle grandangolari.

Il diaframma, posto all’interno di ogni obiettivo, è un’apertura di diametro variabile (il meccanismo è composto da lamelle metalliche) che viene impiegato per dosare la quantità di luce che giunge sulla pellicola o sul sensore. Ad alti valori corrispondono diaframmi chiusi, come f/16, mentre a valori bassi, ad esempio f/2, equivalgono aperture più ampie. Gli obiettivi luminosi (con grande apertura di diaframma come f/1.8 o f/2) sono particolarmente utili quando si fotografa con poca luce. Sono più ingombranti e costosi degli altri, ma permettono di impiegare, a parità di condizioni di luce, tempi di esposizione più rapidi e quindi vi sono più possibilità di ottenere immagini nitide

OBIETTIVO NORMALE 50 mm.

Se chiudiamo un occhio e con l’altro guardiamo davanti, ci accorgiamo facilmente che non abbiamo una visione globale a 360 gradi intorno a noi, bensì che il nostro campo visivo, o angolo visivo, ha una ampiezza di circa 45 gradi. Possiamo dire che questa è una visione normale e aggiungere che, nelle macchine fotografiche, viene montato spesso un obiettivo che ha un angolo visivo intorno ai 45 gradi e che viene chiamato, per questo motivo, obiettivo normale Esso vede, più o meno, come l’occhio umano e quindi vede il mondo come lo vede una persona. In genere il suo angolo di campo è di 45 gradi e la sua focale (nelle macchine fotografiche a pellicola o con sensore formato 24×36) è di 50 mm

OBIETTIVO GRANDANGOLARE meno di 50 mm.

Come dice il nome é un obiettivo che vede molto più largo, ovverosia che ha un angolo visivo superiore ai 45 gradi. Si può arrivare a 60, 90, in casi estremi anche a 180 gradi. Un obiettivo di questo genere non vede certo come l’occhio umano e lo si definisce obiettivo grandangolare.

Guardando attraverso di esso si abbraccia un panorama più ampio di quello colto dall’occhio, ma i singoli oggetti risulteranno rimpiccioliti. è un obbiettivo con un angolo di campo più grande dell’occhio umano (o meglio dell’obbiettivo normale) e la sua focale è sempre minore di quella dell’obbiettivo normale più l’angolo di campo è grande più gli oggetti risultano piccoli e lontani e più la focale è piccola.

TELEOBIETTIVO più di 50 mm.

Un obiettivo che vede molto più stretto dell’occhio umano, ovverosia che ha un angolo visivo inferiore ai 45 gradi. Si può arrivare a 30, 15, in casi estremi anche a 6 gradi. Un obiettivo di questo genere è definito teleobiettivo guardando attraverso di esso si abbraccia un panorama più stretto ma i singoli oggetti risulteranno ingranditi. Il suo angolo di campo è minore di quello dell’occhio umano e la sua focale è sempre maggiore di quella dell’obbiettivo normale più la focale è lunga. più gli oggetti risultino grandi e vicini .

ZOOM

Gli zoom sono obiettivi a focale variabile
L’uso dello zoom permette al fotografo di variare l’inquadratura senza spostarsi.

Negli zoom è possibile, soprattutto in quelli di più bassa qualità, che l’apertura massima del diaframma sia diversa alle differenti lunghezze focali

La sigla 24-105mm f/3.5-4.5 ad esempio identifica un obiettivo zoom che alla focale 24mm ha apertura massima f/3.5 e alla focale 105mm ha apertura massima f/4.5.

Negli obiettivi di maggiore qualità la massima apertura non varia al variare della lunghezza focale.

Se il sensore della fotocamera digitale, ha  dimensioni inferiori a quelle della pellicola 35 mm. questo fatto  determina un’importante variazione nella reale portata di tutti gli obiettivi.

I fotografi abituati alla fotocamere reflex a pellicola che decidono di  passare alla fotocamera reflex digitale devono tener conto di un nuovo elemento, molto importante, il Fattore di Conversione.

A determinarlo è la differenza di dimensioni tra la pellicola 35 mm per cui gli obiettivi sono stati progettati (24 x 36 mm) e il sensore montato sulla fotocamera digitale, che fa le veci della pellicola.

Un esempio pratico: facciamo conto di disporre di due ottiche, un grandangolo 28 mm e un medio tele da 100 mm. Quando li montiamo, ad esempio, su una Canon 300D la loro lunghezza focale effettiva cambia e di parecchio. Il 28 mm si comporta come un 44,8 mm, il 100 mm diventa a tutti gli effetti un 160 mm.

Questo perché il sensore della fotocamera digitale in esame ha dimensioni (15,1 x 22,7 mm) inferiori a quelle della pellicola 35 mm (24 x 36 mm) e perciò dobbiamo applicare un Fattore di Conversione 1.6 per ottenere l’effettiva portata delle due ottiche.

Il Fattore di Conversione è pari a 1 (quindi non determina cambiamenti) nelle fotocamere digitali ( full frame )  professionali equipaggiate con un sensore che ha esattamente le dimensioni della pellicola 35 mm.

Per tutte le altre fotocamere occorre applicare un Fattore di Conversione più o meno grande in relazione alle dimensioni del sensore.

Cosa determina la presenza del Fattore di Conversione? Con gli obiettivi tele la cosa non crea grosse preoccupazioni. Un tele resta un tele, solo con una portata maggiore (la luminosità resta invariata e anche gli ingombri, naturalmente). Quindi può anche essere un vantaggio per il fotografo equipaggiato con una fotocamera digitale..

Diverso il discorso con i grandangolo. Come abbiamo visto, il nostro 28 mm, che fino ad oggi andava benissimo per le foto panoramiche, montato sulla Canon 300D, diventa un “normale”, circa un 50 mm. Quindi, per disporre di un reale grandangolo sulla fotocamera digitale ci occorre un 17 mm (17 x 1.6= 27,2 mm).

Ancora peggio se vogliamo disporre di un grandangolo più spinto, di un 24 mm o addirittura di un 20 mm. dobbiamo ricorrere a ottiche particolari  e costose.

Per chi si accinge ad acquistare una fotocamera digitale compatta il problema è meno importante. Le ottiche (fissa o zoom) sono già montate sulla fotocamera e perciò non c’è il problema di dover “riciclare” un parco ottiche che già possediamo.

Le fotocamere digitali compatte dell’ultima generazione hanno zoom che partono dal perlomeno dal 28 mm (equivalente sul formato 35 mm) e perciò adatte anche alle foto panoramiche. Il problema qui è piuttosto un altro: zoom capaci di spaziare dal medio grandangolo fino al medio tele o a al tele spinto sono purtroppo soggetti a difetti di riproduzione dell’immagine (distorsioni a barilotto sul grandangolo, soprattutto). 

Grazie alla presenza del Fattore di conversione la fotocamera digitale compatta può disporre di obiettivi zoom molto potenti  ma dalle dimensioni e dal peso estremamente contenuti. Tanta fatica risparmiata quando si viaggia, ma con una qualità  è inferiore a quella delle  di macchine fotografiche con sensore di maggiori dimensioni 

 

Corso di Fotografia a Torino , Lezioni individuali di Fotografia.

Il corso si rivolge a chi sì accosta al mondo della fotografia per fornire le informazioni di base indispensabili alla realizzazione di fotografie corrette sia sotto il profilo tecnico che artistico. Il Corso è strutturato in sei lezioni individuali di due ore con frequenza settimanale presso il mio studio fotografico. 

Enrico Scarsi Fotografia Corso Chieti 19 Torino

011.8998291 – 348.9229300

http://www.fotografico.it/corso.htm

Scuola di Fotografia a Torino

Incorso di fotografia, fotografia, lezioni, studio fotografico, tecnica, Torino su febbraio 23, 2012 a 2:58 pm

Jpeg  Tiff  & Raw

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Il sensore (CCD O CMOS) è il cuore di una fotocamera digitale. E’ un chip sensibile alla luce in grado di catturare le immagini al posto della pellicola.

Nelle caratteristiche tecniche delle fotocamere l’unità di misura della risoluzione è 1 MegaPixel, che indica un milione di pixel. Dire che una fotocamera è da 10 Megapixel significa che il suo sensore possiede dieci milioni di Photosite e comporrà un immagine da 10 Megapixel.

Il sensore è uno degli elementi più importanti di una fotocamera digitale poiché definisce la qualità e la risoluzione delle foto. Il sensore CCD di una macchina fotografica digitale scompone l’immagine in una serie di piccoli quadrati detti pixel. Ogni pixel registra il colore della luce che ha impresso in quel preciso punto . La dimensione del sensore è quindi importante per definire l’immagine

Le foto con risoluzioni medio alte (da 10MPixel in poi) sono maggiormente definite ma hanno anche un maggiore peso in kbyte. Questo aspetto va considerato poiché archivierete le vostre foto sull’hard disk del vostro computer. Ogni fotocamera digitale ha comunque l’opzione di scattare foto a risoluzioni minori per sfruttare al meglio la memoria interna della fotocamera.

Abbiamo visto che quanto maggiore è la risoluzione, tanto maggiore è il dettaglio dell’immagine. Ma sarà maggiore anche la dimensione del file prodotto dal sensore; un file di elevate dimensioni comporta una maggiore occupazione della scheda di memoria e quindi si potranno scattare meno foto. Per questo motivo le fotocamere danno la possibilità di impostare anche risoluzioni inferiori a quella massima.

Inoltre tutte le macchine fotografiche digitali hanno la possibilità comprimere le immagini prima di registrarle sulla scheda di memoria un’ operazione utile per risparmiare tempo e spazio nella memoria le fotocamere più economiche normalmente utilizzano solo formati compressi e non danno la possibilità di utilizzare altri formati.

A volte è più agevole comprimere le informazioni prima di registrarle anche a costo di perdere alcuni dati. Il formato di compressione più comune è il JPEG ( Joint Photographic Experts Group ) che ha il vantaggio di ridurre drasticamente le dimensioni di un’ immagine ed il difetto di sacrificarne parte dei contenuti, solitamente troviamo 2 o 3 diversi livelli di compressione, minore è la compressione maggiore sarà la qualità

Altri modelli più evoluti dispongono del formati TIFF (Tagged Image File Format) il TIFF è un formato molto diffuso nel mondo della grafica e dell’editoria perché pur permettendo una certa compressione conserva tutte le informazione dell’ immagine originale ma con lo svantaggio di produrre dei file molto più “pesanti”

In alternativa tutte le fotocamere più professionali hanno il formato RAW ( crudo/ grezzo) anch’esso conserva tutte le informazioni originali ma non essendo un formato “standard” necessita quasi sempre di un programma dedicato, fornito a corredo della fotocamera per aprire e modificare i file che non sono riconosciuti dai più diffusi programmi di elaborazione dell’ immagine

Quindi tranne che nelle fotocamere più semplici è possibile scegliere sia la risoluzione che il formato del file, sembrerà una cosa scontata, ma la risoluzione migliore è sempre la massima consentita dalla fotocamera.

Quando parliamo di risoluzione parliamo della dimensione dell’immagine, espressa in numero di pixel, perciò una fotocamera da 10 megapixel produce immagini con 10 milioni di pixel, mentre una da 18 megapixel genera 18 milioni di pixel per ciascuna fotografia.

Questa sarà la sua risoluzione nominale e qualsiasi scatto prodotto avrà tali caratteristiche, infatti, se anche noi scegliessimo una risoluzione inferiore alla nominale, come tutte le fotocamere ci consentono di fare, l’immagine sarebbe comunque catturata alla risoluzione nominale, per poi essere “ridotta” dal computer interno alla fotocamera mediante l’eliminazione selettiva di pixel prima di salvarla sulla schedina, seguendo un processo non molto dissimile da quello della compressione.

Perciò se l’obiettivo è di risparmiare memoria, conviene comunque cercare di ridurre il livello qualitativo aumentando la compressione dell’ immagine in formato JEPG pur mantenendo la risoluzione massima, avremo più punti su cui lavorare nell’eventuale fase di ritocco successiva.

La scelta di una risoluzione ridotta si giustifica solo nella produzione di sequenze rapide, dove la macchina deve poter produrre numerose immagini in pochi secondi e le minori dimensioni favoriscono la velocità. È anche indicata per le immagini che saranno unicamente visualizzate sullo schermo di un PC, su un televisore oppure sul Web basta tenere presente che la risoluzione dello schermo è di 72 dpi e il numero di pixel dello schermo difficilmente va oltre 1024×768 pixel.

Ma se abbiamo l’obiettivo di scattare fotografie che, se ben riuscite vorremo stampare in un formato anche solo A4, in questo caso conviene scattare sempre alla massima risoluzione consentita dalla macchina e salvare JPEG alla minima compressione o addirittura in TIFF o RAW

Solo in un secondo tempo faremo copie di risoluzione inferiore, per inviare l’immagine per posta elettronica o per il nostro sito internet.

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Corso di Fotografia a Torino

Incorso di fotografia, fotografia, lezioni, studio fotografico, tecnica, Torino su febbraio 23, 2012 a 2:39 pm

Otturatore e Tempo di posa

 

 

Corso fotografia torino

 

Tutte le macchine fotografiche si basano sul principio di consentire il passaggio controllato della luce che andrà a impressionare la pellicola o il sensore creando così una copia fedele di quanto inquadrato dall’ obiettivo

 

L’ otturatore è appunto il dispositivo che consente di determinare per quanto tempo, la luce che passa attraverso il diaframma , andrà a “colpire” il sensore o la pellicola, è collegato direttamente all’ esposimetro della macchina fotografica, lo strumento che misura la quantità della luce presente sulla scena inquadrata .

 

L’ otturatore può essere meccanico od elettronico e si chiama “otturatore” perché “blocca il passaggio della luce fino allo scatto e ne determina la durata in funzione dalla quantità della luce disponibile, della sensibilità ( ISO) e del diaframma impostato.

 

Il periodo di apertura dell’ otturatore si definisce “tempo di posa” e la sua durata è direttamente proporzionale alla quantità di luce che colpirà la pellicola o il sensore , quindi un tempo di posa doppio farà entrare il doppio della luce mentre un tempo dimezzato ne farà entrare la metà

 

Nelle fotocamere compatte il sensore è costantemente esposto alla luce e riproduce infatti continuamente l’immagine sullo schermo, nel momento dello scatto avviene l’ azzeramento istantaneo del contenuto dei pixel e la memorizzazione dell’immagine che si forma immediatamente dopo, questo è quello che si definisce otturatore elettronico che garantisce un buon risultato con i sensori di dimensioni contenute .

 

Con l’ aumento delle dimensione del sensore e della sua risoluzione spesso si preferisce utilizzare un otturatore meccanico, che può essere definito “otturatore centrale” quando costruito con delle lamelle che ricordano la forma del “diaframma” ed e posto nell’ obbiettivo o “ otturatore a tendina” quando posto nel corpo macchina, funziona come una sorta di persiana avvolgibile .

 

Qualunque sia il sistema adottato, quando premiamo il pulsante di scatto “comandiamo” l’ azione dell’ otturatore che permetterà alla pellicola o al sensore di essere impressionato dalla luce per il tempo calcolato automaticamente dalla fotocamera o impostato manualmente, la corretta combinazione tra la quantità della luce ed il tempo di posa produce una fotografia correttamente esposta cioè un immagine fedele all’originale visibile a occhio nudo.

 

Il tempo di posa è quindi un’ elemento essenziale per determinare l’ esposizione oltre che per controllare il movimento degli oggetti ripresi.

 

I valori dei tempi di esposizione si misurano in frazioni di secondo si usano solitamente delle cifre intere “ 60 – 125 – 250 “ ma queste devono essere considerate come indicatori di una frazione 1/60 di secondo , 1/125 di secondo, 1/250 di secondo è chiaro che i numeri più grandi 500 – 1000 – 2000 si riferiscono a tempi più veloci mentre numeri più piccoli 15 – 30 – 60 si riferiscono a tempi più lenti.

 

I tempi più lenti partendo dal secondo o anche da diversi secondi ed arrivando fino al 1/30 di secondo normalmente si utilizzano quando le condizioni di illuminazione sono scarse, interni poco illuminati foto notturne.

Sono tempi difficoltosi da utilizzare con la macchina fotografica a “mano libera” senza avere l’ effetto mosso ed è preferibile utilizzarli con la fotocamera su cavalletto o appoggiata su di un piano

Con questi tempi è impossibile bloccare un oggetto in movimento ma grazie a questa prerogativa sono a volte utilizzati per avere l’ effetto della velocità data appunto dal movimento.

 

I tempi medi 1/60 – 1/125 – 1/250 sono adatti a fotografare in condizioni normali con un’ illuminazione media, è possibile utilizzare la fotocamera a mano libera a patto che il soggetto da fotografare sia relativamente fermo e che anche la fotocamera lo sia, non sono tempi sufficientemente veloci per fotografare un soggetto in rapido movimento o ad esempio per fotografare “da” un veicolo in movimento.

 

I tempi veloci 1/500 – 1/1000 – 1/2000 o oltre sono adatti a riprendere scene in movimento “congelando” l’immagine senza avere l’ effetto mosso necessitano di molta luce o di obiettivi molto luminosi o di una sensibilità ( ISO) molto alta , a volte anche di tutte e tre le cose assieme .

 

Le macchine fotografiche più semplici che lavorano solo in automatico, o anche fotocamere più complesse utilizzate modalità automatica, tendono ad utilizzare sempre i tempi medi che vanno bene nella maggior parte dei casi ma sono spesso inadatti a situazioni critiche, quasi tutte hanno inoltre dei “programmi” già impostati più adatti per le varie circostanze : foto sportiva, ritratto, foto notturna, panorami.

 

Nelle macchine fotografiche che ne hanno la possibilità la scelta del tempo di posa può essere impostato manualmente, lavorando in “priorità di tempo” nella maggior parte dei casi questo “settaggio” è contraddistinto dalla lettera “ S “ 

 

 

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Book Fotografico Torino

Inagenzia modelle, book, fotografia, modelle, regali, ritratti, studio fotografico su febbraio 15, 2012 a 9:34 am

Book Fotografico Torino – YouTube.

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Per tutti i servizi fotografici è necessario portare gli abiti e gli accessori
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Tutti i prezzi sono da intendersi Iva esclusa.


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UN SERIO PROFESSIONISTA PUO’ VENDERE UN SERVIZIO FOTOGRAFICO SU GROUPON GROUPALIA LETSBONUS ECC ECC ECC ?

Inbook, books, fotografia, groupalia, groupon su febbraio 2, 2012 a 6:17 pm

L’esempio che ti riporterò è tratto da un’offerta realmente inserita su Groupon ma di cui non farò il nome.


Ti piace la matematica? Allora seguimi in questi calcoli e sono certo che molte cose ti diventeranno chiare…
Questa è l’offerta che ho trovato su Groupon :

36 Euro invece di 120 per un book fotografico di 10 scatti selezionati tra 50 e stampati. Fotografi professionisti faranno di te un’opera d’arte!

CHI ci guadagna COSA su GROUPON
Quanto ci guadagna Groupon? Qual è la commissione che deve pagare il fotografo a Groupon?
Sarò sintetico:
1) Per prima cosa, guardando l’offerta, capisci che il fotografo ha apportato uno sconto di 84 Euro sulla tariffa piena. Groupon chiede almeno uno sconto che va dal 50% fino al 70%.

2) La commissione da dare al portale si aggira dal 42% al 50% sul prezzo di ciascun servizio fotografico venduto. Questo vuol dire che per ogni servizio fotografico, nel caso preso in esame, Groupon incassa 15,12 € circa (ho effettuato il calcolo sulla percentuale del 42% per stare più basso possibile).
3) Al Fotografo quindi restano 20,88 € su ogni singolo servizio fotografico.

4) Mediamente un Deal di questo tipo su Groupon può ricevere dalle 100 alle 200 prenotazioni. Un dato su cui mi sto tenendo basso, perchè alle volte si arriva anche sui 250 e oltre. Quindi ipotizziamo di ricevere il minimo sindacale di 100 prenotazioni per questo servizio fotografico:
a Groupon in totale vanno 1512 €

al fotografo vanno 2088 € Tolto il 21% di Iva da versare rimangono 1649 € per fare 100 servizi fotografici, dedicando anche solo un’ora per ogni servizio fotografico sono 16,50 €/ora su cui bisogna pagare ancora le tasse e detrarre le spese, corrente elettrica, affitto, consumo attrezzature….ah già anche 10 stampe a servizio 
E in tutto questo non dimentichiamoci che questi clienti occasionali e “segugi delle migliori offerte”, come dimostrato da varie ricerche, difficilmente torneranno nello studio fotografico (salvo nuove imperdibili occasioni).

ORA QUALCUNO MI SPIEGHI COME UN SERIO PROFESSIONISTA CON UNO STUDIO FOTOGRAFICO CON PARTITA IVA PUO’ FARE OFFERTE DEL GENERE E MI SPIEGHI ANCHE COME UN CLIENTE PUO’ IMMAGINARE DI AVERE UN PRODOTTO FINALE CON UN MINIMO DI QUALITA’.

Enrico Scarsi Fotografia da più di 20 anni fotografo professionista in

Torino Corso Chieti 19 

011.8998291 – 348.9229300

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